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I 5 eventi geopolitici dell’anno

Published on Rozes Ratio

On December 19, 2025

1. La nuova National Security Strategy degli Stati Uniti

Il 4 dicembre 2025 l’amministrazione Trump ha pubblicato la nuova National Security Strategy, segnando una svolta ideologica nella politica estera statunitense. L’Europa, descritta come potenza in declino, viene ridefinita come problema strategico più che come alleato da rafforzare. Le cause individuate includono dinamiche demografiche, ipertrofia regolatoria e una presunta erosione dei valori democratici.

La strategia ridisegna le priorità globali di Washington, spostando l’attenzione verso l’interno e l’immediato vicinato, con un focus marcato sull’emisfero occidentale e un rilancio della dottrina Monroe in chiave trumpiana. A una settimana di distanza, tuttavia, il Congresso ha approvato il National Defense Authorization Act 2026, riaffermando l’impegno vincolante degli Stati Uniti per la sicurezza europea e introducendo una tensione strutturale tra indirizzo politico e scelte operative.

So what for 2026. Resta aperto il nodo di dove Washington collocherà l’equilibrio tra queste due direttrici. Le implicazioni più rilevanti riguarderanno il futuro del sostegno all’Ucraina e, per estensione, la tenuta dell’architettura di sicurezza europea.

2.Escalation USA–Cina e competizione strategica globale

Nel 2025 la competizione tra Stati Uniti e Cina ha registrato una nuova escalation. Washington ha innalzato drasticamente i dazi sulle importazioni cinesi, mentre Pechino ha risposto con contro-dazi e controlli sull’export di terre rare e minerali critici. Nonostante il summit Trump–Xi dell’ottobre 2025 abbia temporaneamente contenuto le tensioni, le tensioni commerciali restano latenti.

Accanto agli elementi strutturali della competizione per il primato tecnologico e delle supply chain, e sul futuro di Taiwan, emergono segnali più ambigui, come l’autorizzazione alla vendita di chip avanzati Nvidia a Pechino e la ripresa del dialogo diretto tra i due leader. Ne risulta una dinamica asimmetrica, in cui il contenimento strategico convive con tentativi di stabilizzazione selettiva.

So what for 2026. Il rischio per l’anno entrante è una competizione con picchi e distensioni imprevedibili, con ricadute sugli alleati di Washington e un progressivo spostamento dell’incertezza sui mercati, sulle catene del valore e sulla coesione transatlantica.

3.Medio Oriente: guerra Iran–Israele e fragile tregua a Gaza

Tra giugno e luglio 2025, Israele e Iran sono entrati in un confronto militare diretto senza precedenti. L’offensiva israeliana contro infrastrutture militari e nucleari iraniane ha messo a nudo la fragilità dell’“Asse della Resistenza”, ridimensionando la capacità di deterrenza costruita da Teheran attraverso i propri proxy regionali.

Pochi mesi dopo, il 9 ottobre, è stato firmato a Sharm el-Sheikh un cessate il fuoco tra Israele e Hamas, ponendo fine a due anni di guerra a Gaza. La prima fase dell’accordo è prossima al completamento, ma il passaggio alla fase successiva, che comprende il disarmo di Hamas e la transizione politica dei poteri nella Striscia, resta altamente incerto, anche per l’assenza di una forza internazionale di stabilizzazione credibile.

So what for 2026. L’Iran emerge più debole e ripiegato sul fronte interno, aprendo spazi di manovra per le monarchie del Golfo e per la Turchia. Al tempo stesso, la fragilità della tregua a Gaza renderà decisivo capire se la regione potrà avviarsi verso un nuovo equilibrio, anche attraverso l’estensione degli Accordi di Abramo, con ricadute positive importanti per il business nella regione.

4.NATO e ritorno della difesa come priorità strutturale

Al vertice straordinario dell’Aia, i Paesi NATO hanno assunto un impegno storico: portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. La decisione riflette una presa di coscienza diffusa sulla natura strutturale delle minacce poste da Russia e autocrazie globali, ma anche la crescente indisponibilità degli Stati Uniti a farsi carico in via prevalente della sicurezza europea.

So what for 2026. La vera incognita sarà la capacità europea di trasformare l’impegno politico in capacità industriali e operative. Il divario tra intenzioni, produzione e prontezza militare resta ampio, e il tempo è un fattore sempre più critico.

5.Pressione russa e normalizzazione della guerra ibrida

Nel settembre 2025 la Russia ha intensificato i propri attacchi ibridi sul fianco orientale della NATO. Droni militari hanno violato lo spazio aereo polacco, mentre in Estonia caccia russi hanno sconfinato per diversi minuti prima di essere intercettati. In parallelo, Varsavia ha denunciato una campagna coordinata di disinformazione filorussa.

So what for 2026. Questi episodi indicano una strategia russa destinata a proseguire sotto la soglia del conflitto aperto, con l’obiettivo di testare la coesione dell’Alleanza e normalizzare un contesto di instabilità permanente. La sfida per l’Europa sarà costruire una resilienza integrata, militare, informativa e cognitiva, adeguata a una competizione che si sviluppa simultaneamente su più domini.

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